Affido ad “Europa” le due preoccupazioni che ho manifestato agli amici promotori dell’incontro di oggi tra esponenti cattolici del PD. La prima relativa al tempo e al contesto: quello di una campagna elettorale che, inesorabilmente, conferisce un sapore un po’ elettoralistico a una iniziativa che ambisce invece ad essere di approfondimento. La seconda sta nel rischio di accreditare l’idea che i cattolici di vario rito operino come una lobby, un sindacato dei valori e della rappresentanza, un corpo separato nel PD. Modulo, questo, in contrasto con il principio di autonomia e di laicità e dunque di condivisione che sta nel DNA del cattolicesimo democratico e dei suoi corollari. Rammento alcuni di tali corollari: nel partito ci si sta lealmente, cordialmente, senza la mediazione di una sorta di “corrente cattolica”; ci si sta a modo di lievito e di fermento; ci si sta con le proprie convinzioni etiche e con le proprie opinioni politiche. Plurali anche tra noi. Le mie sensibilmente diverse, per esempio, da quelle dei teodem. Uniti sulla fede, diversi nella mediazione politica. E la mediazione è la sostanza stessa del pensiero e dell’azione politica. Infine, se mi è consentito, diversi anche nella cautela: personalmente non mi azzarderei mai a parlare in nome e per conto “dei cattolici”. So di non averne titolo. Così si legge al par. 43 della Gaudium et Spes: “a nessun cristiano è lecito invocare a sostegno delle proprie opinioni l’autorità della Chiesa”.
Settimana scorsa, il nuovo direttore dell’Osservatore Romano ha fatto una limpida messa a punto, ha fissato distinzioni che un tempo, in verità, erano ovvie, scontate, superflue, ma, ahimè, oggi non più. Le richiamo: 1) il pluralismo politico tra i cattolici in Italia è un dato acquisito ed è un guadagno sia per la Chiesa, per la sua libertà e universalità, finalmente al riparo dal rischio di figurare parte tra le parti politiche; sia per la politica e la sua positiva deideologizzazione; 2) a tutti i cristiani è richiesta coerenza con la visione cristiana del mondo; 3) le scelte politiche concrete, i programmi, le opzioni di partito o di schieramento sono affidati al discernimento e all’autonoma responsabilità dei laici cristiani.
Su queste basi noi cattolici, come tutti, abbiamo il diritto e il dovere di declinare le ragioni per le quali volentieri e cordialmente ci riconosciamo nel PD e di far valere laicamente e democraticamente, in esso, tali buone ragioni. Ragioni, sottolineo, politiche. Non compete a noi – lo dico in amicizia a Castagnetti – proporci a custodi e garanti della coerenza cristiana dentro il PD. Francamente sarebbe un po’ troppo e, insieme, un po’ poco. Ci sono già il Papa e i vescovi e ci sono le nostre coscienze formate. Ai democratici cattolici compete un’ambizione altra e impegnativa: quella di esercitare in positivo e creativamente un protagonismo culturale e politico, se ci si riesce. Non ci si può limitare ai “non ci sto”. Questo, a mio avviso, l’approccio giusto che ci è suggerito dalla lezione insuperata del Concilio e dalla tradizione alta del cattolicesimo democratico, naturaliter di centrosinistra.
Due rilievi per concludere. Primo: la scommessa del PD, che tutti ci impegna, laici e cattolici, è quella di elaborare e praticare insieme sintesi avanzate ispirate a una equilibrata, matura laicità. È sbagliato opporre a una corrente laicista una corrente clericale, ciascuna con i propri candidati: i “supercattolici” per compensare i Radicali. Non è la via giusta. Il PD e il paese hanno bisogno di uomini e donne versati nell’arte della mediazione alta, cioè di veri laici, siano essi credenti, non credenti o diversamente credenti. Questi sono i veri costruttori del PD e della sua unità messa a servizio dell’unità del paese che, su questo ha ragione Veltroni, di tutto ha bisogno meno che di motivi di ulteriore lacerazione delle coscienze. Secondo rilievo: proprio la nostra intimità con la comunità cristiana e l’affetto che le portiamo dovrebbero suggerirci una misura di rispetto e di umiltà. L’opposto della pretesa di accreditarci come i primi della classe, i figli prediletti. Gli ideali più alti e i sentimenti più profondi sono circondati da pudore, misura, discrezione, che largamente difettano a destra ma che, confessiamolo umilmente e con onestà, non sempre si rinvengono anche dalle nostre parti e persino in noi stessi.