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Dichiarazioni e rassegna stampa
"Sbagliato il raduno dei cattolici del Pd non serve una corrente per chiedere posti"
di Alessandra Longo, Repubblica - 27 Febbraio 2008
 
ROMA - Si può andare in un´assemblea dove non ti fanno parlare? Rosy Bindi, che non ama per natura il silenzio in politica, ha deciso che non ha «alcun senso» partecipare oggi a Roma alla mega riunione dei cento cattolici impegnati nel Pd. Insomma: rimarranno in 99 perché lei, il ministro della Famiglia, si sottrae ad un incontro che non prevede interventi dei politici ma solo relazioni alte, senza alcun riferimento alle fibrillazioni di queste ore, agli attacchi della Chiesa, alla difficile metabolizzazione del rapporto con i radicali. E´ amareggiata perché non potrà dire in quella sede, quel che pensa. A cominciare da una confessione: «Sarebbe stato meglio se i radicali fossero rimasti fuori dal partito, apparentati come Di Pietro. La scelta di inserirli ha provocato sofferenza anche nel mio mondo, tra i miei sostenitori». Detto questo, ora che ci sono Bonino e soci, la Bindi contesta con forza l´idea della falange cattolica che combatte, come un uomo solo, contro il drappello dei nove libertari: «Il mio stare dentro il partito da cattolica è diverso da quello di altri. Non siamo tutti e cento uguali e non voglio essere confusa con chi la pensa diversamente da me». Per esempio, la Binetti.
Ministro, è proprio sicura di non voler andare al raduno di oggi?
«Assolutamente sì. E´ un momento non semplice per i cattolici impegnati nel Paese e, ancor più, per quelli impegnati nel Pd. Occorre confrontarsi, comunicare, argomentare. Non ho organizzato io la riunione di oggi, non conosco bene la genesi del tutto. So che non posso intervenire e allora non mi interessa la passerella indistinta dei cattolici».
Soprattutto è contraria all´ipotesi che si crei una corrente vero?
«Assolutamente contraria. Il Pd è un´altra cosa, è il tentativo di fare sintesi. Ora che sono entrati i radicali la sfida è semmai quella di aumentare la laicità del partito, non di rispondere con una componente cattolica che chieda più posti a compensazione di Veronesi».
Non tutti i cento la pensano come lei.
«Appunto. Il Pd è nato grazie a gente che ha scelto il dialogo e il confronto e non certo grazie a chi si tiene strette le bandiere identitarie».
Mi sembra di capire che teme la polarizzazione tra radicali e teodem.
«Guai se andasse a finire così, con una battaglia tra laicismo esasperato e tentazioni di clericalismo. Ripeto: guai rispondere ad un estremo con un altro estremo, a Veronesi con Dalla Piccola. Non si andrebbe da nessuna parte, perpetuando i vizi dell´Unione».
Dica la verità: le pare possibile che Bonino e Binetti convivano? Pierluigi Odifreddi scuote la testa, parla di "veltronismo".
«Io dico che il dialogo è possibile sempre, con tutti. Certo, la scelta di inserire i radicali mi preoccupa culturalmente e politicamente. Sul mio sito sono arrivate molte mail, c´è sofferenza, timore che questo innesto non sia redditizio elettoralmente, anche l´improvvisa sensazione di essere nel posto sbagliato. Un militante mi ha scritto: "Entrano loro, esco io"».
E lei che cosa dice a queste persone?
«Che quello che fa fede è il programma, sottoscritto dai radicali, e non viceversa. Un programma equilibrato su tutte le questioni eticamente sensibili che non può che soddisfare i cattolici italiani».
Quindi perché preoccuparsi? E poi siete davvero in cento...
«Non ci si misura numericamente ma qualitativamente, sulle idee. Il mio impegno in politica è diverso da quello dei teodem e il pluralismo dei cattolici va difeso, anche dentro il Pd».
Senta ma qual è la coppia più compatibile tra Bindi/Bonino e Binetti/Bonino?
«La coppia del dialogo è Bindi/Bonino, quella che polemizza è l´altra».

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